
Il Ritiro Sociale consiste nel sottrarsi gradualmente alle opportunità di interazione con gli altri fino alla chiusura totale nei confronti del mondo, rappresentato da amici, scuola, sport, relazioni affettive. Nei casi estremi si parla di Hikikomori, definizione nata in Giappone nel 1998 dallo psichiatra giapponese Tamaki Saito con il significato “ritirarsi”. La sindrome di Hikikomori rappresenta un insieme di sintomi con determinate caratteristiche: ritiro sociale totale di sei o più mesi con annesso rifiuto di frequentare lavoro e scuola. È importante fare una diagnosi accurata e comprendere se non vi siano altre patologie tali da rendere secondario il fenomeno del ritiro sociale. Nel 2020 l’isolamento dato dall’emergenza sanitaria da covid-19 ha favorito i fenomeni di ritiro sociale, soprattutto negli adolescenti e giovani adulti, con la tendenza a confinarsi all’interno della propria stanza ed evitare i contatti con il mondo esterno, sostituiti spesso con una frenetica attività su internet che include la dipendenza da video giochi, continuativa visione di film o serie tv davanti al pc, con tanti contatti virtuali.
È possibile uscire da questa sindrome attraverso una psicoterapia individuale e se necessario familiare in modo da attivare una rete che possa sostenere la persona affetta da Hikikomori a “rientrare” nella vita e “vivere”.