
Quasi sempre il mobbing coinvolge le dinamiche di gruppo. Un insieme di persone è considerato un gruppo quando c’è un’interdipendenza fra gli individui, se questi sono orientati verso lo stesso obiettivo, se condividono il bisogno e il sentimento di appartenenza. Lewin nel 1951 è stato il primo a definire il gruppo come entità superindividuale, utilizzando il concetto di “campo” della fisica: così come un campo magnetico esercita una forza su un ago, così l’individuo all’interno del gruppo è influenzato da forze psicologiche che lo trascendono.
Per mobbing (to mob, assalire, molestare) si fa riferimento ad un insieme di comportamenti aggressivi esercitati da un gruppo o da una persona nei confronti di un’altra o più persone all’interno del gruppo stesso, tra cui svilire, isolare, sminuire a più livelli un dipendente al fine di ledere la sua professionalità, la dignità. Concretamente, se protratti nel tempo, quali comportamenti possono far risalire al mobbing? Il demansionamento, l’esclusione ingiustificata da benefici e incarichi, le critiche continue e umilianti, l’assegnazione di eccessivi carichi di lavoro, l’isolamento dei colleghi, frasi ingiuriose o le aggressioni verbali, l’abuso di controlli, l’assegnazione a turni e mansioni penose, il collocamento in postazioni di lavoro non idonee, il trasferimento illegittimo, la minaccia o l’esercizio illegittimo del potere disciplinare, il rifiuto arbitrario di lavoro straordinario, la sottrazione di strumenti di lavoro, il rifiuto delle ferie o la loro sistematica collocazione in periodi non graditi, il rifiuto immotivato della concessione di permessi, per poi arrivare al licenziamento ingiustificato. Si parla di mobbing quando si realizza l’obiettivo di danneggiare e si verifica un danno nella vita della persona mobbizzata. Nei luoghi di lavoro il mobbing è molto variegato, può essere verticale discendente quando viene realizzato dal datore di lavoro su un dipendete (bossing), dai colleghi (mobbing orizzontale), da entrambi (mobbing misto) o dai sottoposti nei confronti del superiore (mobbing verticale ascendente).
È interessante sapere che il termine mobbing è stato individuato nel 1966 nel campo dell’etologia dall’austriaco Konrad Lorenz per indicare l’aggressione collettiva da parte di un gruppo di animali nei confronti di un animale di un’altra specie, di solito più grande, e nemico del gruppo. Questa «controffensiva» della preda contro il nemico che intende mangiarla ha la fondamentale funzione di conservazione della specie.
È dunque importante prestare attenzione alle dinamiche che si creano nei gruppi di lavoro, al fine di ripristinare l’equilibrio psichico del gruppo e della persona mobbizzata. Le conseguenze date dal mobbing hanno effetti pesanti nella sfera lavorativa e privata e per tale motivo è importante non sottovalutarle. Attraverso un percorso di psicoterapia è possibile ri-trovare l’armonia di vivere dentro e fuori il contesto lavorativo.