
Persistente, eccessiva, immotivata paura per oggetti, animali (ad esempio ragni o serpenti), situazioni, come nel caso dell’agorafobia (la paura di attraversare spazi aperti come piazze o strade) o la claustrofobia (il timore dei luoghi chiusi come ascensori, cunicoli, gallerie) o la patofobia (la paura del contagio e delle conseguenti malattie). La fobia può essere indirizzata anche verso persone a cui si associa un intenso stato d’ansia. La paura è abnorme per intensità, durata e inadeguatezza dello stimolo. Solitamente la persona che ha la fobia ne è consapevole e cerca di evitare le situazioni che la scatenano ricorrendo a fughe per allontanarsi da ciò che è considerato estremamente pauroso. Tutto ciò ha delle inevitabili interferenze sulla vita sociale e lavorativa. Lo studio delle fobie in ambito psicoanalitico risale al 1909 quando Freud pubblicò il resoconto clinico del caso di un bambino di 5 anni, Hans, il cui timore riguardava l’essere mosso da un cavallo. Per tale motivo Hans non usciva più di casa, Freud lo curerà indirettamente aiutando il padre a comprendere il significato del comportamento del figlio e indirizzandolo a formulare interventi più appropriati con il bambino.