
Il burnout è un termine di origine inglese che letteralmente significa “bruciato”, “esaurito” o “scoppiato” ed è considerato una sindrome che comporta un rapido esaurimento psico-fisico e una successiva erosione nell’impegno nel lavoro. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) il burnout rappresenta un insieme di sintomi derivanti da stress cronico associato al contesto lavorativo, che non riesce ad essere ben gestito. Spesso chi soffre di burnout non se ne accorge e considera normali i primi segnali come insonnia, cefalea, mal di stomaco, insofferenza per i turni e poca motivazione per lo svolgimento dell’attività lavorativa. Il burnout è una sindrome che colpisce fondamentalmente chi svolge attività di aiuto sociale o di cura verso il prossimo. Si caratterizza per 4 fasi: la prima fase comporta un importante investimento sul proprio ruolo lavorativo. La persona vive il lavoro con un forte entusiasmo, motivato dall’ideale di aiutare ed essere utile alle persone. Nel proprio profondo c’è un senso di onnipotenza nel desiderio di trovare soluzioni efficaci e immediate. In questa fase c’è un forte investimento sul lavoro a scapito della vita personale e familiare. La seconda fase è caratterizzata da un graduale senso di delusione per l’attività lavorativa, che non riesce a soddisfare i bisogni e gli ideali, ma anzi può diventare causa di insuccessi. In questa fase inizia a venire meno l’investimento idealizzato sul ruolo lavorativo ricoperto. La terza fase è caratterizzata dalla frustrazione data dal senso di inutilità della propria professione. In questa fase si possono registrare stati d’ansia e depressivi o, all’opposto, momenti di aggressività verso gli altri o verso di sé. La quarta fase è invece caratterizzata da disimpegno e apatia. Dall’isolamento emotivo nel proprio posto di lavoro si passa a vera e propria disaffezione al proprio lavoro, con stati d’animo di intolleranza, cinismo, irritazione, indifferenza e forte sensazione di fallimento.
È possibile uscire dal vortice in cui il burnout può far sprofondare, attraverso un percorso di psicoterapia che possa aiutare la persona a risollevarsi dalla voragine che questa sindrome comporta. Soprattutto in questo tipo di sindrome è di primaria importanza la prevenzione.